Un tema scottante da “Le verità apparenti”

Tra i temi trattati alcuni anni fa nel mio romanzo “Le verità apparenti”, in particolare nel brano che segue, emerge una questione, purtroppo rimasta irrisolta, su cui la cronaca si sofferma ancora oggi.



Un pomeriggio Mabili si infervorò più del solito, iniziando a parlare animatamente sulle cause che spingevano i migranti africani a lasciare il loro paese d’origine.
«Ciò che è scandaloso, Alessia, e inaccettabile» proferì indignato
«è che i paesi del nord del mondo che già detengono l’80% delle ricchezze del pianeta, per ragioni dettate essenzialmente
dall’economia e dal business, si rendono conniventi e complici di Stati dove non c’è libertà, non c’è pane, non c’è giustizia e dove i diritti dell’uomo e della donna vengono sistematicamente calpestati. Parlo di Stati dove impera la corruzione, dove ideologie di carattere religioso coprono e giustificano le prevaricazioni, e dove esistono élites, intollerabili nel terzo millennio, che vivono concedendosi un lusso sfrenato, sfruttando le risorse del popolo e della nazione, costringendo perciò tanta gente a lasciare la propria terra».
Aggiunse che questi regimi erano sostenuti da tutti quegli stati del mondo interessati, per motivi economici e strategici, ad accedere alle fonti energetiche o al business della vendita delle armi.
«Alla radice di tutte queste tragedie» continuò Mabili «vi è una responsabilità collettiva insensibile all’urlo di dolore delle popolazioni inermi, che contribuisce a provocare le guerre. Parlo di conflitti di cui molto spesso non si parla, che fomentano l’odio tra le varie etnie, che seminano morte e distruzione, lasciando orfani migliaia di bambini e che aggravano la fame,
moltiplicano le epidemie, gli stupri e le stragi, in un crescendo di atrocità».
Le verità apparenti, pagg. 165-166.