E-mail: adriana.ostuni.7@gmail.com · Seguimi sui social:
Seguimi: E-mail

Maschera

La parola “maschera” è da sempre legata al Carnevale, il periodo noto per i travestimenti e le feste popolari, che precede la Quaresima, culminando nel Martedì Grasso.

Sul piano psicologico, il termine va oltre il suo significato letterale, evocando l’idea di un vero e proprio filtro che spesso usiamo per schermarci, per nasconderci, per presentarci al mondo in un modo diverso da quello che siamo realmente. Viviamo, infatti, in una cultura che privilegia l’apparire piuttosto che l’essere, un argomento, tra l’altro, che ho affrontato nel mio secondo romanzo, Le verità apparenti.

Sembrerebbe, infatti, che sentiamo il bisogno di indossare un sorriso per sentirci protetti, di camuffare i nostri difetti e le nostre fragilità, considerandoli spesso disdicevoli o sconvenienti.

Così facendo, finiamo per diventare complici dell’apparenza, adottando una maschera, o forse un’intera esistenza che non ci appartiene del tutto, pur di conquistarci un posto al sole in una società che giudica dalle apparenze.

Il Carnevale, giungendo al suo epilogo, ci ripropone dunque una scelta fondamentale: essere o apparire. Una decisione che, con toni forti, invita non solo alla gioia e allo spirito giocoso, ma anche alla riflessione