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L’ospite inatteso

È accaduto martedì sera, senza preavviso, come succede alle cose improbabili che irrompono nella quotidianità quando si è convinti di avere tutto sotto controllo. Un incontro inatteso, per il quale non ero preparata: non proprio piacevole, decisamente adrenalinico, eppure avvolto da una tenerezza sottile, quasi infantile.

Ero seduta alla scrivania, intenta a lavorare al computer, quando un rumore estraneo ha rotto il silenzio: uno squittio intermittente, simile allo sfregare irregolare di fili elettrici. Mi sono alzata e ho guardato verso il corridoio. Giulio, il mio gatto, stava giocherellando con quello che sembrava uno straccetto nero, un piccolo oggetto indefinito che, a ogni colpo di zampa, rimbalzava come una molla. Giulio appariva soddisfatto, concentrato, pienamente immerso in quella che, per lui, doveva essere un’attività di grande valore. Un gioco, all’apparenza.

Bastano pochi istanti per capire che non lo è. All’ennesimo colpetto, quell’ombra scura prende il volo e mi viene incontro. È allora che realizzo: un pipistrello.

La paura arriva improvvisa, irrazionale. Penso ai capelli, al viso, al contatto. Scappo sul pianerottolo in cerca di aiuto e, complice una folata di vento – puntualissima – la porta d’ingresso si chiude alle mie spalle. Senza chiavi, senza telefono. Dentro casa, Giulio e il pipistrello; fuori, io. Una distribuzione degli spazi che non avevo concordato con nessuno. Solo grazie alla gentilezza di una vicina riesco infine a rientrare. Ma dell’ospite alato, nessuna traccia.

Cerco informazioni, telefono ai centri faunistici, racconto tutto a mio figlio che mi ascolta con solidarietà affettuosa. Le ipotesi sono due: o è riuscito a trovare da solo una via d’uscita, oppure si è nascosto in casa. Vado a dormire con la sensazione netta di avere un ospite non proprio desiderato. Il che non favorisce un sonno pienamente tranquillo.

Il mattino seguente, nello studio, alzo lo sguardo e lo vedo. Un’ombra appena percettibile tra le pieghe della tenda simile a un ornamento gotico. Dorme, appeso, fragile nella sua immobilità. E qualcosa cambia. La paura del giorno prima si scioglie, lasciando spazio a una tenerezza inattesa.

Scopro che i pipistrelli sono animali innocui, delicati, mammiferi notturni che si nutrono di insetti. Una specie protetta. Non si attaccano ai capelli , come racconta un’antica credenza, ne’ attaccano l’uomo.

Apro la finestra, scuoto piano la tenda. Lui apre le ali, ma resiste. Chiamo allora il centro faunistico: mi mettono in contatto con un volontario e prendo accordi.

Quando mi avvicino di nuovo, il piccolo clandestino si è spostato di qualche centimetro, come se avesse seguito con attenzione le fasi della mia organizzazione. Scuoto ancora la tenda, con dolcezza. Questa volta è pronto. Con un lieve slancio si libra verso la finestra aperta e scompare nell’aria.

Resto lì, sollevata. Eppure anche attraversata da una nostalgia sottile. Forse perché certi incontri, anche brevi e inattesi, quando riescono a toccarci, lasciano sempre dietro di sé un sapore dolce-amaro, un vuoto gentile, di quelli che non fanno male, ma chiedono di essere ascoltati.