L’aula

La lavagna
trattiene un’ombra alle sue spalle.
Il cestino, ancora vuoto, evoca
mozziconi di gesso,
bianchi come denti da latte,
e fogli accartocciati,
con l’inchiostro ancora addosso.
La finestra socchiusa
accoglie lame di luce:
brandelli di un’estate
che resiste al cambio di stagione.
Profumo di pulito.
Tutto immoto, in apparenza.
Ma i banchi, nella penombra,
vibrano già di voci,
di vissuti e stati d’animo:
paure,
delusioni nascoste nelle tasche,
gioie improvvise.
Ancora vuoti,
eppure densi di memoria e attesa.
Ma tutto si scioglierà
al suono della campanella,
quando uno sciamare pigro e giocoso
riempirà l’aula
di zaini lasciati cadere,
di rumori,
di colori,
di vita.