Incontro al sole: una mia recensione

Sull’autorevole sito, “Correlazioni – Pagine di cultura’’ dello scrittore e critico letterario Giuseppe Scaglione, la mia recensione della silloge “Incontro al sole” della poetessa Lucrezia Simone.
Un incontro alla luce del sole rappresenta già in sé una condizione favorevole, un auspicio benevolo che predispone al conseguimento di esiti positivi e all’attuazione di finalità significative. È proprio questa la premessa che struttura la silloge di Lucrezia Simone Incontro al sole (Fides Edizioni, 2024). L’autrice, nata a Polignano a Mare nel 1969, dopo aver conseguito il diploma magistrale, ha intrapreso un percorso professionale eterogeneo, tuttavia, tra i molteplici ruoli rivestiti, quello che avverte come il più gratificante è l’essere madre premurosa e affettuosa. A seguito di un periodo esistenziale connotato anche dal dolore, Simone intraprende un itinerario interiore di rigenerazione, reso possibile da una solida dimensione spirituale e da una riflessione autentica sul senso dell’esistenza. È essa stessa a sottolinearlo nell’incipit della raccolta, che si configura come il punto d’origine di una narrazione poetica della propria rinascita:
Andando incontro alla luce dall’ombra più buia della mia vita volli nascere ancora.
Attraversando selve oscure e boschi incantati, mi incamminai verso la luce.
Assetata di verità, ripresi l’arte tra le mani.
La silloge nasce, dunque, dall’esigenza di testimoniare tale percorso: un transito simbolico e reale dalla tenebra alla luce, in cui il superamento dell’oscurità interiore consente l’emergere di una luminosità spirituale in grado di orientare il cammino dell’essere. La struttura dell’opera si articola in una successione di componimenti in versi liberi, accompagnati da passaggi in prosa lirica che si integrano armonicamente al dettato poetico. L’alternanza tra prosa e poesia non è meramente formale, ma rappresenta un dispositivo letterario volto ad amplificare e precisare il contenuto semantico delle riflessioni dell’autrice. Il pensiero di Lucrezia Simone si definisce, pertanto, attraverso un’elaborazione razionale che non esclude la dimensione emotiva, né l’immaginario poetico, ma che anzi li accoglie in un processo di chiarificazione esistenziale. Tale visione del reale si configura come una vera e propria filosofia di vita, fondata su un impianto teologico cristocentrico: ogni elemento naturale, incluso l’essere umano, è considerato nella sua essenza di creatura generata da Dio, e in quanto tale portatore di un senso profondo e trascendente, come ne danno testimonianza questi versi:
Siamo il tutto del tutto,
opere di Dio, con una sua scintilla in noi,
una luce che emana il profumo
dello Spirito Santo,
sceso per noi e regnante nel nostro cuore,
nel nostro sé, l’io interiore,
che ci modella a vivere ricchi
di sentimenti d’amore.
Da questa ontologia discende, per l’autrice, una precisa etica della responsabilità: l’essere umano è chiamato innanzitutto ad amare se stesso, presupposto imprescindibile per discernere tra bene e male, liberandosi dalle illusioni che obnubilano la coscienza. La vocazione primaria dell’uomo è quella di essere immagine del Creatore e testimone della sua presenza nel mondo.
Menè fidati di te stessa, scava nel tuo cuore perché lì c’è Dio, la tua roccia, la tua forza!
Con Dio in te, lungo tutto il percorso, la strada ti sarà spianata, lui ti ama, ma tu amati prima di
tutto.
Tale prospettiva è esente da dubbi o ambivalenze: nella scrittura poetica di Lucrezia Simone non vi è traccia di ambiguità o chiaroscuri. Al contrario, vi domina una chiarezza assoluta, univocamente orientata alla luce, intesa sia come metafora spirituale che come categoria ontologica, come dimostrano questi versi nella poesia intitolata “Sii luce”:
Contro l’ombra insidiosa
dei pensieri cupi
che girano all’infinito,
sii Luce.
Contro le forze oscure,
sii Luce.
Contro il nero delle anime,
sii Luce.
In questa dimensione emerge una volontà ferma e coerente di perseguire la verità, il bene e la bellezza come esiti supremi dell’esperienza umana. L’intero corpus poetico si caratterizza per una vivida policromia e una varietà tonale che sembrano riflettere una luce interiore intensa, radicata nella certezza incrollabile della presenza divina nella propria esistenza. È tuttavia fondamentale rilevare che l’intento della poetessa non è quello di esercitare una funzione proselitistica: l’opera non mira alla conversione, ma si presenta piuttosto come una testimonianza intima, offerta con autenticità e rispetto nei confronti della pluralità di visioni spirituali del lettore. Questa coerenza tra contenuto e forma si riflette anche nello stile: la scelta di un linguaggio semplice e lineare, deprivato dal ricorso sistematico a figure retoriche tradizionali (quali metafore o similitudini), costituisce il segno di un’onestà intellettuale che privilegia la trasparenza espressiva rispetto all’elaborazione ornamentale. Ogni parola, ogni verso, nel lessico lirico dell’autrice, emana luce e trasmette un senso profondo di positività e di apertura alla vita. Tale vitalità poetica scaturisce da una fede solida, operante, che orienta l’autrice verso il bene comune come unica risposta etica al male di vivere:
Abbiamo bisogno di pace,
tutti indistintamente.
Viviamo in un’epoca
In cui tutto sembra perduto,
dove dominano cattiveria, egoismo e potere.
Abbiamo bisogno d’amore,
ognuno di noi, in questo mondo così difficile,
dove l’umanità è smarrita, impaurita, sofferente
e scompare nell’indifferenza.
Uniamoci tutti, vinciamo l’ipocrisia,
apriamo i nostri cuori all’amore
e l’anima alla speranza.
Un altro elemento cardine del pensiero poetico di Lucrezia Simone è la concezione olistica della realtà: ogni elemento della natura, compreso l’uomo, è parte integrante di un sistema armonico, in cui nulla è isolato, ma tutto è interconnesso, secondo un principio di unità fondante. I nostri pensieri e le nostre azioni possono creare cambiamenti positivi nel mondo. È importante ricordare che siamo tutti connessi. Siamo tutti parte di un unico campo di energia. Quando siamo in sintonia con questo campo, possiamo manifestare i nostri desideri e creare un mondo migliore. La poesia, in questo senso, si configura come spazio di risonanza e di evocazione di un’ampia gamma di stati d’animo, intuizioni e sentimenti, attraverso una scrittura vibrante e sensoriale. Gli elementi naturali – la luna, il sole, il mare, la notte, l’alba, l’arcobaleno – acquisiscono un valore simbolico e chiarificatore, giungendo all’apice del loro significato nel momento in cui la parola poetica assume i tratti della preghiera. In questo contesto si colloca il riferimento esplicito e significativo al Cantico delle Creature di San Francesco, il più antico inno alla vita e alla lode del creato.
Dio dell’amore,
che hai creato il mondo e tutte le sue creature,
che hai posto nel cuore dell’uomo il desiderio di amore,
ascolta la mia preghiera.
Io credo in Te,
e credo nel tuo amore infinito.
Ti amo, e desidero amarti sempre più.
Aiutami a crescere nell’amore,
verso Te e verso i miei fratelli.
Donami un cuore puro,
capace di amare senza condizioni.
Rendi il mio amore forte e coraggioso,
affinché possa superare ogni difficoltà.
Fa che la mia vita sia un canto d’amore,
capace di portare gioia e pace al mondo.
Amen.
Nella sua personale rielaborazione, la poetessa esprime il suo desiderio di gratitudine verso il mondo naturale, disvelando il proprio vissuto interiore e attribuendo all’esperienza terrena un senso profondo e finalizzato. La vita, infatti, è da lei intesa come un passaggio transitorio, la cui autenticità si manifesta pienamente quando ogni gesto, ogni azione, sono compiuti con amore: verso se stessi, verso l’altro, verso Dio. E la sua silloge ne dà una efficace testimonianza.