Dantedì 2025

L’Amor che move il Sole e l’altre Stelle
Un unico verso, sublime, quello del XXXIII Canto del Paradiso, che chiude la Divina Commedia e che, seppur sottratto all’organicità dell’Opera, brilla di luce propria, radioso come una sorgente luminosa, poiché mantiene integro il significato profondo della poetica dantesca, rappresentandone una sintesi emblematica.
Cosa sarebbe, infatti, l’esistenza se non provassimo il sentimento più elevato che l’esperienza terrena ci consente di sperimentare? L’unico capace di condurre l’uomo oltre l’immanente, per fargli toccare la dimensione più spirituale del proprio essere: l’amore, motore del mondo, grande volano dell’universo, capace di muovere il sole insieme a tutti gli astri del firmamento.
Un sentimento che nobilita e dà un senso profondo alla vita di ogni essere umano.
Un verso, quello di Dante, che invita a coltivare l’amore in tutte le sue forme e dimensioni, affinché sia autentico.
Un verso, un unico verso, quanto mai attuale, che dovrebbe rappresentare un antidoto per contrastare i tempi complessi che stiamo attraversando.
Un verso che dovrebbe risuonare come un inno alla pace, in questi tempi funestati dal rumore delle armi e dalle guerre.
Un verso antico, eppure attuale che, alla luce del complesso contesto storico che stiamo vivendo, si fonde con gli echi flebili, ma potenti, della voce del Papa, debilitato da una malattia che gradualmente sta curando: parole che all’unisono scongiurano ogni forma di avversione al sentimento di fratellanza e solidarietà.
Un verso, quello del Sommo Poeta, che racchiude il senso stesso della vita, la cui essenza si concretizza e si manifesta nella sua espressione più nobile quando tutto ciò a cui si dedica il proprio impegno viene fatto con amore.