Da “Le verità apparenti”, uno scorcio di costa pugliese

Intorno alle dieci, sciolte le cime e mollati gli ormeggi, dal pontile del Margherita Fabrizio manovrò a motore la sua deriva di nove metri, per poi alzare le vele non appena fummo in acque libere, dirigendo lo scafo in direzione sud, costeggiando il litorale barese diretti verso Polignano a Mare.
Il vento era favorevole e lui con movimenti sicuri fece virare la barca seguendo la direzione delle correnti, affinché fluisse spedita sul mare. Io mi sistemai a prua, abbandonandomi al sole, intervenendo talvolta ad aiutarlo.
Dietro ai miei occhiali scuri, di tanto in tanto lo osservavo, ammirando la destrezza e l’agilità con cui si muoveva, lasciandomi incantare dal soffio del vento che gli agitava i capelli.
L’acqua intanto scorreva rapida sotto lo scafo, tra sciabordii, scintillii di luce e spruzzi salati, formando crespe di spuma bianca che, come ricami, oscillavano lievi al ritmo delle onde. Nel cielo soltanto sfilacci di nuvole e il volo di sporadici gabbiani che frullavano e stridevano in cerca di cibo.
Veleggiammo immersi in quel contesto quasi irreale, im-
pregnandoci degli odori e dei suoni prodotti dalle onde, procedendo lungo i litorali di San Giorgio, di Torre a Mare, di Mola di Bari fino a raggiungere la costa più alta, a falesia, di Polignano. E ammirammo dalla nostra prospettiva la veduta d’insieme dello splendido paesino arroccato sulla scogliera, con Fabrizio che continuava a darmi informazioni su tutto ciò che ci circondava.
Avvicinandoci con la barca alla terraferma, notai il susseguirsi di calette e di grotte lambite dall’acqua cristallina: piccoli splendori che al chiarore del giorno rifulgevano di una luce quasi accecante.
Poi Fabrizio, con un’ultima virata spinse la barca in direzione di una baia solitaria dalla sabbia sottile e dai colori cangianti, con sfumature dal grigio al rosa, che si allungava verso terra fino ad arretrare all’interno di una piccola grotta.
Mentre ci avvicinavamo, mi rivelò che quello era il luogo in cui approdava ogni qual volta avvertiva la necessità di prendersi una pausa, affascinato com’era dalla bellezza del posto, dal suo carattere ambivalente e provvisorio – ambiente ora terrestre ora subacqueo, per effetto delle maree. Aggiunse che non aveva mai portato nessuno lì prima di me.